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giovedì, 10 luglio 2008

Monia


La tua pelle è iridescente, Bianco Perla da leccare.
I tuoi occhi nero sporco, sporco nero come il cuore.
Una bambolina da masticare.
Biascichi eresie come sibilanti serpi, e scandendo le parole soffi fiele su di me.
Cammini per strade Antracite, raccatti sguardi adoranti, li lascì un po' lì, sulla pelle a essiccare.
Madonna dei cani e dei miserabili, conti lacrime e imperfezioni.
Con il tuo disprezzo ci faranno bracciali, da stringere al polso in giorni sdentati.
Con le tue unghie monili mal riusciti, da tenere sul comò e poi lasciare impolverare.
Come il motivetto di un vecchio carillon, quando la ballerina si stanca di volteggiare.
Come lo strascico di una lunga malattia, ricordo di lontano dolore che torna a ringhiare.
Come il profumo di vita e rimpianto che colora le mura di una villa diroccata.
E io ti detesto.
Ti detesto.
Ti detesto.

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postato da: pinkglitz alle ore 18:27 | link | commenti (7)
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mercoledì, 11 giugno 2008

Momenti Gaudenti.

Non ho la benchè minima parvenza di tempo libero ultimamente.
Ergo, non scrivo nulla, o quasi.
En attendant, direi che questo sia pienamente esemplificativo del mio giubilo.

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Il festival che preferisco al mondo, anche se è solo la seconda volta che ci vado.
Sprazzi di felicità in queste settimane deliranti.

postato da: pinkglitz alle ore 14:12 | link | commenti (7)
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martedì, 06 maggio 2008

London Calling

Domani.
Fino a Domenica me ne starò in quel di Londra.
Piccoli granelli di felicità da tenere sulla lingua.
Ho tanto bisogno di camminare per quelle strade, di sentirle un po' anche mie.
E un po', solo un poco, lo sono davvero.


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postato da: pinkglitz alle ore 14:17 | link | commenti (13)
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venerdì, 18 aprile 2008

Zenzero

Disegnavo inquietudini e incertezze con polpastrelli infermi.
Sulle tue labbra, sulle tue vene in fiera evidenza.
Mi piaceva seguirne il percorso, sentieri bluastri ad accendere fuochi perversi.
Cantavo per i tuoi occhi, Raccoglievo i tuoi sospiri, li stringevo forte, in mezzo ai denti.
Sapevi di buono, quel Buono che avrei voluto strapparti a morsi. Che non mi appartiene.
Conficcavo unghie e sussuri nella tua pelle alabastrina, quasi godessi a sporcarti, a profanare il tuo nome.
Tu eri pulito.
Mi porgevi sorrisi come sfavillanti strali, gemme iridescenti da portare al collo.
Da sfoggiare in un pomeriggio Amaranto.
Mi abbracciavi lentamente, soffocando sul mio collo.
I baci erano perle a ricomporsi in splendido monile.
Io ero sinfonia distorta.
E mentre tutto assumeva tinte forti, così intense da assordare, io mi sono messa a camminare.
Ho camminato, e lungo il percorso ho scordato il tuo nome, il profumo della tua voce.
Canto di perlacea sirena, resta con me, solo per oggi.




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(Buffalo 66)
postato da: pinkglitz alle ore 20:53 | link | commenti (10)
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giovedì, 03 aprile 2008

3.40 pm


Boccioli rosa tra le tue trecce
Labbra increspate al fiore di pesco
Color Ciliegia da mordicchiare.

Ti ho vista Candida e scintillavi
Con il diadema e le scarpe Blu
Dischiudi gli occhi tra i platani alti
E sulle spalle quel molle bruciore
Sole malato negli occhi cobalto
Un Cristo Ruggine stringe il tuo cuore.

Fata Regina che sbatte le ciglia
Bevi mascara e divori sorrisi
Sulle tue gote hai dipinto candore
Ma se scostassi quel guscio di muschio
Che in mezzo al petto uccide il sentire
Ti troveresti Livida e Viola.

Lacera musa e zoppo unicorno
Eco di un'ora di tiepida luce
Un motivetto da fischiettare.


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postato da: pinkglitz alle ore 17:43 | link | commenti (15)
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sabato, 08 marzo 2008

Stai con me

Un vecchio racconto, congelato sul mio vecchio blog.

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Lei aveva le vene blu e la testa futile. Non sapeva perchè respirasse, sapeva solo in qualche modo esistere.

Mordicchiandosi avidamente le labbra rosse, sedeva rannicchiata sul letto profumato. In canotta e slip a cuoricini sfogliava distrattamente una rivista per ragazzine, ricercando le ultime novità circa epilazione delle sopraciglia e ceretta a freddo. Chiedendosi se le proposte trucco per la primavera le si confacessero, aspettava Lui.

Lui aveva ciocche di setosi capelli a ricadere sugli occhi e lo sguardo perso. Era perfettamente conscio del suo essere, sebbene talvolta si sentisse impotente.

Mentre si sciacquava il viso dai lineamenti violenti canticchiava canzoni fin troppo allegre per quella domenica mattina. Si guardò le braccia emaciate e si compiacque della propria magrezza. Anche lei l'adorava, quando la stringeva forte e poteva avvertire l'ossuto sterno e le esili braccia.

Ginger e Tray. Due solitudini strette in un abbraccio. Due protoni impazziti le cui cariche non s'incontrano mai.

Lei aveva sempre avuto tutto. Una teppistella viziata dalla lacrima facile. Necessitava abbracci più dell'aria che respirava. Necessitava falangi intrecciate alle sue per affrontare il mondo, per sfuggire all'apatia.

Lui non aveva mai avuto nulla. Un cane di strada che aveva imparato a ringhiare troppo presto. Necessitava conferme per il proprio ego più dell'aria che respirava. Necessitava falangi ad accarezzargli l'anima, per non pensare, per sfuggire al cieco odio.

Ginger si contorceva sul letto come sinuosa serpe. Con la schiena inarcata e le pupille ribaltate, rivelava il suo fragile corpo adolescenziale. La sua pelle bianca profumava di caramelle e rimpianto. Le fragili gambe cosparse di lividi, i piccoli seni, i lunghi capelli rosa.

Lui si sedette accanto a lei, alla fine. Si guardarono negli occhi a lungo, come due animali terrorizzati. Come due angeli pervasi d'empatia. Gli occhi di lei erano stelle dorate. Gli occhi di lui laghi ghiacciati di malinconia.
Lui la strinse piano, quasi avesse paura di spezzarla. Con gli occhi chiusi e la testa tra i suoi morbidi capelli.

Non voleva farle male. Ma nemmeno riusciva a evitarlo. Guardando gli ematomi che costellavano il corpo di lei prese a piangere sommessamente.

Lei si fece sempre più vicina. Gli strinse forte le mani, e baciò le sue labbra morbide. Accarezzare il volto di lui era tutto ciò che potesse riempirle il cuore.

E quando lui era in sè, lei volava. Scostò ciocche di capelli neri dall'orecchio di lui.
"Non importa" sussurrò.
"Non importa".

postato da: pinkglitz alle ore 15:29 | link | commenti (5)
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martedì, 04 marzo 2008

Marla

Le violette non sono mai come le cogli.

Si ritorcono sul palmo e sono sporche.

Quando la scimmia ti gratta lo stomaco è ora di contare coriandoli e perle.

Cerbiatti rosa a baciarmi le orecchie.

Amen.

Prendi il mio sterno, divora le mie pupille.

Che tutto sia bianco, come il tuo sentire.

Sinestesia accecante.

Pareti ad urlare il tuo nome. A sanguinare Blu.

Cospargo cherosene. Come miele grondante.

Do fuoco alla voce, ai vinili, al vestito verde.

Feroce Puttana, accenditi, ora.

E come scintilla, languida e eroica, avvinghiati a me.

Attaccati e succhia il mio volto distorto.

Attaccati e tirami fuori di me.


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postato da: pinkglitz alle ore 16:11 | link | commenti (7)
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